Glossario della Fuga

di Giorgio Pacchioni

La fuga è una composizione in cui si rappresenta un vero combattimento fra le parti, le quali insistono senza interruzione con la stessa melodia – ovvero soggetto – inseguendosi da un tono all'altro per numerose battute fino a ricondursi al tono principale, ponendo così fine al contrasto.

La fuga si basa quindi su una brevissima melodia formata da poche figure musicali che creano un ‘sentimento’ ovvero soggetto, il quale vaga, magistralmente condotto, da un'armonia all'altra, formando un componimento artificioso che in sé racchiude tutto il meglio che esiste nella musica cioè: armonia, modulazione, maestà, vaghezza, uniformità e brio, a seconda della scelta del sentimento operata dall'autore.

Questo sentimento viene chiamato anche soggetto, tema o proposta.I termini si equivalgono, rappresentando tutti un'idea musicale che cerca una risposta adeguata: lo chiameremo pertanto proposta e lo faremo seguire dalla risposta.

Il termine fuga è un termine generico che può assumere tre specificazioni: reale, tonale e d'imitazione.

Ognuna di queste specie assume il proprio carattere dalla diversa corrispondenza tra proposta e risposta.

Attacca (A) Vedi Codetta.
Cantilena a piacere (CP) La melodia che accompagna il (S) o la (R). Siccome essa deve essere eseguita ora sopra ora sotto al suo Soggetto, sarà ordita in contrappunto doppio all'ottava. Non sarà necessario osservare l'esatta identità della (CP) in tutte le trasposizioni: si potranno bensì variare alcune note per rientrare comodamente nell'armonia delle altre parti.
Le (CP) potranno essere tante quante sono le parti implicate nella fuga.
La (CP) è anche chiamata Controsoggetto, termine che però preferiamo usare per il Secondo Soggetto nelle fughe doppie.
Codetta (CD) È quella parte che, terminato il (S), serve a preparare l'entrata della (R). Si usa prolungare assai la (CD) dopo la (R) prima che rientri il (S), per renderne più desiderato l'arrivo.
Divertimento (D) È un episodio in cui si utilizzano frammenti del (S) o della (CP) con imitazioni, modulazioni ed artifici vari. I (D) potranno essere più di uno, diversi fra loro e possibilmente con frammenti di (S) diversi.
Modulazione (M) Nei toni maggiori si pratica alla quarta, e alla quinta del tono “per ordinario”, e alla seconda, alla sesta e alla terza artificiosamente.
L'ordine preferenziale di modulazioni è il seguente: 5°, 6°, 4°, 2°, 3°, 5°, sospesa e 1°. Nei toni minori, invece, si va alla quarta e alla quinta o alla sesta e alla terza.
L'ordine preferenziale di modulazioni per il tono minore è il seguente: 3°, 5°, 6°, 4°, 7°, 5°, sospesa e 1°.
Nei toni maggiori la penultima cadenza (sospesa alla dominante) gravita a volte attorno al tono principale reso artificiosamente minore.
Pedale (P) È un suono prolungato, in grave o in acuto, per più misure. Si può fare sulla tonica o sulla dominante del tono, ma è da preferirsi quest'ultima.
Le parti rimanenti si comporteranno come se il (P) non esistesse, fuorché sulla prima e sull'ultima battuta dello stesso.
Durante il (P) è bene fare sentire nelle altre voci sia il (S) che la (R) e le loro relative (CP), eventualmente in (ST) e quanto altro si sia usato come artificio: in tal modo il (P) diventa una sorta di riassunto della fuga stessa.
Risposta (R) Succede immediatamente al Soggetto.
Soggetto (S) Non deve essere né troppo lungo né troppo breve, tale da essere ricordato facilmente, e da contenere uno o più stretti. Se si estende dal grave all'acuto, lo si proponga dapprima nelle parti gravi poi gradatamente nelle più acute; se invece si estende dall'acuto al grave si faccia il contrario, ma solo nelle ‘fughe nel tuono’.
Stretto (ST) Si attua avvicinando il più possibile le entrate del (S) a quelle della (R).
È concesso mutare qualche nota per poterlo realizzare meglio, ma sarà bene preoccuparsi dello (ST) già nell'ordire il (S).
È concesso iniziare lo (ST) con la (R).
Giorgio Pacchioni, 2008